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L’Echinacea

Nelle ultime giornate una brezza più fresca del solito annuncia l’arrivo della nuova stagione. Soprattutto in questo anno così particolare, accompagnato da una frizzante pandemia, è più che doveroso prenderci cura delle nostre difese immunitarie. Tutte le volte che cambia la temperatura, da caldo a freddo o da freddo a caldo, è sempre la stessa storia. Tra chi si sente un po’ giù, chi non carbura neanche dopo un litro di caffè, e chi sembra avere la calamita per qualsiasi malanno di stagione, non se ne esce! Oggi andiamo alla scoperta di un rimedio verde che ci può aiutare nel temutissimo cambio di stagione.

echinacea

La regina delle piante amiche, e senz’altro una delle più studiate ed apprezzate, è l’Echinacea. A questo genere appartengono diverse specie. Tra le nove conosciute, quelle che ci interessano di più oggi sono E. purpurea, E. pallida ed E. angustifolia.

Sono piante originarie del Nord America, e sono diffuse dalle zone costiere del Golfo del Messico alle Grandi Pianure, fino al Lago Grande a Nord, alle montagne Rocciose ad Ovest ed alla catena degli Appalachi ad Est, interessando numerosi stati. Inizialmente il caro Linneo le chiamò Rudbeckia, in onore dei colleghi botanici, padre e figlio, Olaus ed Olai Rudbeck.

Botanica

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E. angustifolia – Immagine da http://www.erbeofficinali.org

Il genere Echinacea appartiene alla famiglia delle Asteraceae (o Compositae), quindi, per intenderci, stiamo parlando di cugine un po’ più elaborate delle margherite. Sono delle piante erbacee perenni, alte tra 60cm e un metro. In inverno la parte aerea si secca e lascia le radici in riposo vegetativo, ricompaiono poi in primavera e fioriscono tra giugno ed agosto.

Le foglie, a forma di lancia o ellisse, con margine intero o seghettato e pelose, sono riunite in rosette basali e poi distribuite sugli steli che portano i fiori. Come ogni Asteracea che si rispetti, il capolino ha due tipi di fiori. Si distinguono quelli esterni sterili, ligulati – di colore bianco/rosa/violetto, che hai sempre chiamato petali – e quelli interni fertili, tubulosi, scuri che formano il centro dall’aspetto spinoso. Il nome del genere sembra derivare proprio da questa caratteristica, infatti in greco ἐχῖνος (si legge “echìnos”) vuol dire “riccio”. L’apparato radicale è formato da radichette singole di diverso calibro, e si dice fascicolato, mentre i frutti sono degli acheni di forma quadrangolare, con l’apice marrone.

Prendiamoci cura delle nostre difese!

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Dell’echinacea si usano le radici, che hanno un fitocomplesso che comprende diverse classi di composti. Sono presenti un olio essenziale, derivati dell’acido caffeico, polisaccaridi e glucosidi (echinacoside), che potenziano l’attività delle cellule del sistema immunitario, ed alcamidi, che sembrano avere effetti antinfiammatori e modulare positivamente l’umore. Questo cocktail è perfetto per prenderci cura delle nostre difese. Così saremo più carichi e pronti ad affrontare i primi freddi.

L’utilizzo dell’echinacea non si rivolge solo alle performance immunitarie, infatti è anche un’ottima cicatrizzante. Gli estratti stimolano l’attività dei fibroblasti, le cellule che aiutano a sintetizzare nuovo tessuto e a chiudere le ferite. Questo la rende un ottimo ingrediente per creme ad uso topico.

Attenzione!

1- Visto che gli estratti di echinacea potenziano il sistema immunitario, è meglio stare attenti a usarla. Persone che seguono una terapia immunosoppressiva – come chi ha subito un trapianto – o affette da malattie autoimmuni, dovrebbero proprio evitarla!
2- L’echinacea è un’Asteracea, che non ti venga in mente di usarla se sei allergica/o!

Per approfondire

  • Ceoloni M., Bocchietto E., Todeschi S., Il grande atlante delle piante medicinali – 1000 schede di piante officinali con immagini a colori, Milano, Tecniche Nuove, 2006
  • Azadeh Manayi, Mahdi Vazirian, and Soodabeh Saeidnia, Echinacea purpurea: Pharmacology, phytochemistry and analysis methods, Pharmacognosy Review, 2015 Jan-Jun; 9(17): 63–72.
  • Categoria dell'articolo:Monografie
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