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Polline, propoli e pappa reale, nell’alveare c’è di più!

Nella seconda puntata del nostro viaggio nel mondo dell’alveare scopriremo le meravigliose proprietà di polline, pappa reale e propoli. La volta scorsa abbiamo fatto una panoramica sul dolce universo del miele, trovi qui il link se te la sei persa! L’alveare ha tantissime risorse da offrire e ognuna ripercorre una tappa della vita delle api.

Il Polline, la tavolozza del pittore

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Il polline è senz’altro più diffuso del più pregiato pane d’api

Le api, mentre si nutrono del nettare, rimangono inzaccherate anche del polline dei fiori. Una volta raccolto, lo lavorano per condensarlo in piccole palline, più facili da trasportare nell’alveare. Per le api rappresenta la componente proteica dell’alimentazione ed è molto importante per la nutrizione delle larve appena nate. Dopo che hanno portato il polline nell’alveare, le api possono trasformarlo ulteriormente, un po’ come avviene per il miele, a formare il pane d’api. Infine lo raccolgono nelle cellette. I pollini delle diverse specie botaniche hanno diversi colori, quindi si troveranno diverse e bellissime sfumature di colore.

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Il polline assume diverse colorazioni a seconda della specie botanica da cui è prodotto
Pollen chart di Mybeeline

Il pane d’api si trova raramente in commercio ed è molto più costoso, non solo dal punto di vista economico, in quanto comporta la distruzione dell’intero alveare. La raccolta del polline, invece, si fa con trappole apposite messe all’ingresso dell’alveare. Si tratta di reti con piccoli fori circolari che costringono le api a perdere una piccola parte del bottino. Per non nuocere allo sviluppo della colonia, si raccoglie solo per brevi periodi e quasi giornalmente, in modo che non partano processi fermentativi. Infatti, il polline appena raccolto ha un tasso di umidità del 20-30%, che va portato all’8-10% per permetterne la conservazione.

Nella composizione è molto interessante il profilo lipidico, che presenta un ottimo bilanciamento tra omega 3 ed omega 6. Per quanto riguarda le vitamine, sono ben rappresentate quelle del gruppo B, C, A ed E. Sono presenti anche potassio, silicio, magnesio, zolfo, calcio e selenio.

A cosa serve?

Da sempre il polline è utile come ricostituente nei periodi di maggiore affaticamento, o dopo un periodo di malattia. Infatti, l’alto contenuto in vitamine del gruppo B e la composizione equilibrata di acidi grassi essenziali, lo rendono un ottimo superfood. Diversi studi ne confermano questa proprietà, includendo anche un buon livello di protezione del fegato dai danni ossidativi che potrebbero derivare dall’uso di alcuni medicinali e un effetto antinfiammatorio. Quest’ultima si sta dimostrando molto utile anche nel trattamento di disturbi sintomatici della prostata.

Un altro campo in cui sembra dare buoni risultati è quello dei disturbi d’ansia e delle alterazioni che possono derivare dalle interazioni tra psicofarmaci. Sembra che questo effetto derivi dalla presenza di flavonoidi come la luteolina e derivati, che possono interagire con il recettore delle benzodiazepine. L’estratto purificato di polline, una preparazione farmaceutica, risulta utile per contrastare i disturbi menopausali, vampate in particolare, con meccanismo d’azione simile agli inibitori della ricaptazione di serotonina (SSRI).

Una piccola accortezza: i granuli di polline sono poco assimilabili se assunti tal quali, quindi meglio scioglierli in un poco di acqua tiepida, magari anche insieme a un po’ di miele. Infine, il polline è un ottimo superfood, ma meglio consumarlo senza scaldarlo troppo, in modo da non alterare proteine e vitamine.

Il propoli o la propoli? Arancino o arancina?

Troverete spesso l’accezione maschile o femminile per riferirsi a questo preziosissimo prodotto dell’alveare. É un cavillo squisitamente etimologico, ma vediamolo! IL propoli fa riferimento all’etimologia greca, che deriva da πρό (prò) + πόλις (pòlis) e vuol dire letteralmente “davanti alla città, in difesa della città”. Fa riferimento al fatto che le api la usano per chiudere le fessure dell’alveare, per difenderlo dall’esterno. Per quanto riguarda LA propoli, invece si fa riferimento al latino, da pro+polis (da polìre), che vuol dire “per pulire”. Infatti le api la usano anche per igienizzare le cellette per evitare parassiti ed infezioni batteriche. Io personalmente l’ho sempre chiamata al femminile, senza pormi troppi problemi da classicisti.

Le api raccolgono essudati resinosi che sulle piante d’origine servono a proteggere principalmente le gemme, ma anche foglie, rami e cortecce. Il trasporto è analogo a quello del polline. Si raccoglie per raschiatura delle parti dei favi che ostacolano il controllo da parte dell’apicoltore. L’estrazione della resina avviene in alcool, perchè non è solubile in acqua.

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Per ricavare la propoli gli apicoltori mettono delle griglie sotto la copertura del favo. Le api la propolizzano per ridurre gli spifferi all’inerno dell’arnia e rimanere al caldo

Esiste una buona documentazione sull’attività antimicrobica della propoli nei confronti di batteri, funghi, virus e protozoi. Questa sembra derivare da una sinergia tra la capacità di danneggiare irreversibilmente le strutture esterne e genetiche dei microrganismi e quella di migliorare le difese immunitarie dell’ospite. Da questa proprietà derivano tanti settori di utilizzo. Nella Storia ritroviamo la propoli nell’Antico Egitto, dove era usata durante la mummificazione per evitare la degradazione delle salme. Nel Medioevo ricompare sui campi di battaglia, dove veniva miscelata a oli e burri per impregnare le fasce usate per le medicazioni.

Pappa reale, qualcuno salvi la regina!

La pappa reale è tra i prodotti dell’alveare più impegnativi da ottenere, quindi è prodotta da pochi apicoltori. Deriva dalla lavorazione del polline, che viene escreto come secrezione delle ghiandole mandibolari ed ipofaringee delle api nutrici. Costituisce il nutrimento esclusivo per le larve nei primi giorni di vita e per tutta la vita dell’ape regina, che infatti ha una durata di anche 5 anni, contro i circa 45-90 giorni delle altre api.

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Caratteristiche principali

La pappa reale fresca è molto ricca d’acqua e la presenza di acidi organici fa sì che il pH sia acido, compreso tra 3,6 e 4,2. La composizione zuccherina è costituita principalmente da monosaccaridi, come glucosio e fruttosio, in proporzioni simili a quelle del miele. Per quanto riguarda le proteine, la pappa reale ne contiene di speciali, dette proteine principali della pappa reale (MRJP, dall’inglese Major Royal Jelly Proteins) , composte per il 50% da amminoacidi essenziali. Questo la rende un alimento estremamente nutriente. Sono presenti anche lipidi, ed anche in questo caso la maggior parte sono strutture molto rare e dalle proprietà uniche. Tra questi menziono solo l’acido 10-idrossidecenoico, dalla spiccata attività battericida e virucida. É utilissimo per difendere larve e regina, ma anche per noi! Inoltre, sembra avere effetto neuroprotettivo, cosa che rende la pappa reale molto interessante nel contesto delle malattie neurodegenerative.

Il potenziale antiossidante ed antinfiammatorio è rappresentato da flavoni ed isoflavonoidi. Contiene vitamine del gruppo B, C, E ed A e circa l’1,5% di sali minerali (potassio, sodio, magnesio, zinco e tanti altri). Particolare è la presenza di acetilcolina, ben conservata per il pH acido del sistema. Si tratta di un neurotrasmettitore coinvolto nei processi di formazione della memoria e delle funzioni cognitive.

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La pappa reale è usata come nutrimento per le larve nei primi giorni di vita

Metti la cera, togli la cera

La cera è prodotta dalle ghiandole ceripare delle giovani api operaie nei primi 15 giorni di vita, poi viene modellata insieme alla propoli. Si ottiene per scioglimento e successiva filtrazione delle impurità. Non c’è molto da dire, se non che è utile in alcune preparazioni cosmetiche finalizzate al mantenimento dell’idratazione della pelle. Infatti, un po’ come il burro di karitè o i burri più densi, la cera (ovviamente miscelata ad altri componenti che la rendono un po’ più morbida) si stratifica sulla pelle, limitando la traspirazione d’acqua dalla pelle.

Per approfondire

  • Terre Matildee, Corso di apicoltura 2020 Propoli e cera, link youtube https://www.youtube.com/watch?v=NcjeyeuXpo4
  • Terre Matildee, Corso di apicoltura 2020 il Polline, link youtube https://www.youtube.com/watch?v=oMEAyJ40naI
  • Rodica Margaoan, Mirela Strant, Alina Varadi, Erkan Topal, Banu Yücel,
    Mihaiela Cornea-Cipcigan, Maria G. Campos and Dan C. Vodnar, Bee Collected Pollen and Bee Bread: Bioactive Constituents and Health Benefits, Antioxidants 2019, 8, 568; doi:10.3390/antiox8120568
  • Hellstrom AC et al, The pollen extract XXXXX–a nonestrogenic alternative to hormone therapy in women with menopausal symptoms, Menopause; 2012, Vol. 19, No. 7, pp. 825/829
  • Mohammed Saad Almuhayawi, Propolis as a novel antibacterial agent, Saudi Journal of Biological Sciences 27 (2020) 3079–3086
  • Hiroshi Kunugi and Amira Mohammed Ali, Royal Jelly and Its Components Promote Healthy Aging and Longevity: From Animal Models to Humans, Int. J. Mol. Sci. 2019, 20, 4662; doi:10.3390/ijms20194662
  • Aleksandar Ž. Kosti´c, Danijel D. Milinˇci´c, Miroljub B. Bara´c, Mohammad Ali Shariati, Živoslav Lj. Teši´c and Mirjana B. Peši´c, The Application of Pollen as a Functional Food and Feed Ingredient—The Present and Perspectives, Biomolecules 2020, 10, 84; doi:10.3390/biom10010084

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