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Depurazione del fegato: quello che non ti dice nessuno

“Vorrei qualcosa per depurare il fegato” è senz’altro una delle richieste più comuni, specialmente col cambio di stagione. Su internet ci sono migliaia di articoli che parlano di acqua e limone, aloe e propongono formulazioni più o meno corrette per tisane depurative. Ma vi siete mai chiesti, effettivamente, che vuol dire depurazione?
Di solito le problematiche che emergono di più sono stanchezza, difficoltà a digerire e un generico desiderio di “pulire il corpo”.

Eliminare le tossine?

A meno che non abbiate fatto una terapia farmacologica particolarmente pesante, o non siate stati a contatto con sostanze tossiche, io preferisco non parlare di tossine. Infatti, stanchezza e problemi digestivi sono nella maggior parte delle volte riconducibili a un’alimentazione non corretta e, a volte, anche a un cattivo stato di idratazione.

Se il problema è centrato sull’alimentazione, l’affaticamento sarà percepito principalmente sul fegato. La ghiandola più grossa del nostro organismo è infatti il punto di controllo metabolico più importante, specialmente per quanto riguarda la gestione e la digestione di quello che mangiamo e beviamo. A lui si devono

  • il supporto alla digestione dei grassi attraverso la produzione di bile
  • il metabolismo di farmaci e sostanze che sarebbero tossiche se rimanessero a lungo nell’organismo (anche l’alcol)
  • controllo della glicemia
  • sintesi ed eliminazione del colesterolo, che viene trasformato in sali biliari
  • controllo, smistamento e metabolismo di tutto quello che arriva dall’intestino attraverso la vena porta
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Le funzioni del fegato sono veramente tantissime!

Come faccio a depurare il fegato?

Erbe ed integratori possono essere di enorme aiuto, ma l’aiuto più grande viene dall’azione che compiamo più volte al giorno in assoluto: mangiare e bere. Sì, perchè se mangio cibi complessi da digerire molto spesso, come pizza o hamburger, ci bevo dietro una bella bevanda zuccherata e, magari, bevo anche poca acqua, ottengo due effetti. Non solo ingrasso (se l’introito calorico è superiore a quel che mi serve), ma fornisco al mio fegato una serie di molecole complesse da “smontare” ed utilizzare. Visto che già di base ha un bel lavoro da fare, ovvio che magari alla lunga fa un po’ fatica.

Per quanto riguarda l’acqua, a me piace fare un paragone, forse semplicistico, ma che rende l’idea. Se devo lavare una maglietta sporca, oltre al detersivo, avrò bisogno anche di sciacquare abbondantementa, no? Così un po’ per tutti i nostri tessuti, dal fegato, al muscolo del mignolino del piede. Tutti i nostri tessuti subiscono un ricambio cellulare, che in termini tecnici si chiama turnover. Se colleghiamo il fatto che siamo fatti mediamente per il 60% d’acqua, salta subito all’occhio come i due litri d’acqua consigliati ovunque si rendano effettivamente necessari!

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Basta bilanciare il tutto!

Supporto verde per il fegato

Alle azioni quotidiane si possono associare alcune erbe che sono in grado di far lavorare un pochino di più il fegato. Questo migliora la digestione e ci fa sentire subito più leggeri, non solo dopo mangiato, ma sin dal risveglio.

Curcuma

La curcuma (Curcuma longa) è una pianta perenne che appartiene alla famiglia delle Zingiberaceae. Raggiunge circa il metro di altezza, ha foglie lunghe 25-40cm picciolate e bellissimi fiori raccolti in pseudoinfiorescenze. Le brattee sono verdi alla base e bianche o viola all’apice, e formano delle tasche da cui spuntano fiori di colore giallo o arancione.

Le molecole più interessanti del fitocomplesso sono i curcuminoidi, tra cui la più famosa è senz’altro la curcumina. Il loro potenziale antiossidante ed antinfiammatorio è molto efficace, nel regolare il profilo lipidico e sembra dare una mano anche a ridurre la steatosi epatica non alcolica (NAFLD). Questa condizione si presenta, generalmente, in chi segue un’alimentazione poco controllata e ricca di grassi. Inoltre, stimola la produzione di bile, aiutando il fegato a digerire e a lavorare più facilmente.

In erboristeria si usa il rizoma per fare decotti, ma è più pratica l’assunzione dell’estratto secco in capsule o compresse. In queste ultime forme, infatti, sono state trovate diverse strategie per migliorarne l’assorbimento: dall’aggiunta di pepe nero, che aumenta la biodisponibilità, alla micellizzazione. I curcuminoidi, infatti, sono molecole che si sciolgono bene nei grassi, quindi l’estratto acquoso è meno performante.

Carciofo

Il carciofo (Cynara scolymus) è una pianta perenne appartenente alla famiglia delle Asteraceae che arriva fino al metro e mezzo di altezza. Le foglie sono oblungo-lanceolate, con la faccia superiore verde, mentra quella inferiore è coperta da una fitta peluria che la fa sembrare grigia. L’infiorescenza è un capolino, che, immaturo, è protetto da una serie di brattee embricate l’una sopra l’altra. Queste sono quelle che mangiamo, per intenderci. I fiori sono tubulosi, di colore viola-blu, e lasciano poi il posto ai frutti, degli acheni dotati di pappo, che vengono dispersi dal vento.

Il fitocomplesso contiene principi amari che esercitano una buona azione colagoga e coleretica, quindi aumentano la produzione e la secrezione i bile. Sono presenti anche fitosteroli, che danno una mano a ridurre l’assorbimento del colesterolo, e fibra ed inulina, utili per il benessere del microbiota intestinale.

In erboristeria si trovano le foglie, spesso combinate con altre piante, per fare tisane digestive e depurative. Altrimenti, combinato con altre piante, si trova anche come estratto secco.

Per approfondire

  • Soyeon An, Eungyeong Jang, and Jang-Hoon Lee, Preclinical Evidence of Curcuma longa and Its Noncurcuminoid Constituents against Hepatobiliary Diseases: A Review, Evidence-Based Complementary and Alternative Medicine Volume 2020, Article ID 8761435, 11 pages https://doi.org/10.1155/2020/8761435
  • Maryem Ben Salem, Hanen Affes, Kamilia Ksouda, Raouia Dhouibi, Zouheir Sahnoun, Serria Hammami, Khaled Mounir Zeghal, Pharmacological Studies of Artichoke Leaf Extract and Their Health Benefits, Plant Foods Hum Nutr (2015) 70:441–453 DOI 10.1007/s11130-015-0503-8

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