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L’Ippocastano

L’ippocastano è una delle piante più amate dai giardinieri per la preziosa chioma costellata di pannocchie fiorite. Non è apprezzata solo in giardino, infatti è anche tra i migliori rimedi per circolazione lenta e benessere delle gambe. Se non hai ancora letto il mio articolo su come funziona il drenaggio per migliorare il benessere e ridurre il gonfiore, lo trovi qui. Scopriamo insieme come funziona l’ippocastano e come usarlo al meglio!

Botanica dell’ippocastano

L’ippocastano, o castagno d’India (Aesculus hippocastanum) è un albero che raggiunge fino ai 20m di altezza e deciduo, quindi d’inverno perde completamente le foglie. La corteccia è liscia e bruna, tendente al grigio negli esemplari più vecchi. Il tronco è molto ramificato, infatti la chioma è sempre molto densa, di forma tondeggiante. Le foglie sono grandi, larghe fino a 20-30cm, opposte, con picciolo. Ricordano il palmo di una mano ed hanno 5-7 foglioline a forma di lancia, dal margine irregolarmente seghettato. I fiori sono ermafroditi, formati da 4-5 petali lobati e ondulati sul bordo, con sfumature che vanno dal bianco al rosa, con qualche tocco di giallo. Il frutto è una capsula verde, coriacea, con aculei pungenti, che contiene grossi semi bruni e lucenti con un ilo grigio alla base. Questi sono simili alle castagne -che però sono dei frutti!-, ma sono di forma tondeggiante.

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Botanica dell’ippocastano da Enciclopedia Treccani

Storia e leggende

L’ippocastano è una specie spontanea nella penisola Balcanica (Albania, Grecia settentrionale, Bulgaria). Pietro Andrea Mattioli (1501-1577), botanico ed umanista, verso la metà del Cinquecento ne portò in Italia alcuni esemplari da Costantinopoli. La pianta si adattò molto bene e si diffuse in tutta Europa come specie ornamentale, grazie alla bellezza della sua chioma.

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Ritratto di Pier Andrea Mattioli nella galleria di Palazzo Rosso a Genova da Piante in Viaggio

Secondo una leggenda popolare, portare in tasca una castagna matta protegge dai malanni invernali.

Fitocomplesso dell’ippocastano

Dell’ippocastano si usano soprattutto i semi. Il fitocomplesso è formato da diverse classi chimiche: flavonoidi, cumarine (esculina, esculetina), ma soprattutto saponine triterpeniche, a cui appartiene l’escina. Si tratta di una miscela di composti dalla spiccata attività vasocostrittrice e anti edematosa.

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Escina, immagine da Wikipedia

I meccanismi d’azione ipotizzati sono vari ed includono

  • inibizione delle ialuronidasi, degli enzimi che degradano l’acido ialuronico. Questo è un componente fondamentale della matrice extra vascolare dei capillari. Il recupero di questo materiale è importantissimo nella riduzione dell’edema;
  • nell’uso locale interagisce con il recettore per i glucocorticoidi (farmaci cortisonici) a dare effetto antinfiammatorio
  • l’azione vasotonica è data da un’azione mediata da una particolare prostaglandina (PGF2α) ed è molto sfruttata in caso di varici.

Come si usa l’ippocastano?

Si tratta di una miscela dal carattere lipofilo (letteralmente “amica dei grassi”), che ha un’assorbimento limitato per via orale ed ha un picco plasmatico (Cmax) dopo 4 ore dall’assunzione.

Queste sono parole brutte per dire che se voglio un’azione vasotonica per tutta la giornata per le gambe affaticate, prendere una dose unica al mattino mi sarà utile fino all’ora di pranzo e basta. Meglio suddividere il dosaggio nell’arco della giornata.

Questa caratteristica chimica torna molto utile per l’uso locale. Infatti le creme e i gel a base di estratto di ippocastano aiutano a ridurre gonfiori ed infiammazioni locali, anche in caso di emorroidi, non solo per il gonfiore agli arti.

In erboristeria per uso interno si trovano la corteccia e i semi in taglio tisana. La differenza sta nel fatto che la prima è più ricca in cumarine, che hanno un’azione antitrombotica. Dato che l’escina non sta molto bene in acqua, sono più performanti l’estratto secco, in compresse od opercoli, e la tintura madre idroalcolica.

Controindicazioni per l’ippocastano

La presenza di cumarine ad attività antitrombotica può dare interazioni con antiaggreganti ed anticoagulanti, aumentando il rischio di emorragie. L’azione vasotonica risulta estremamente pericolosa in gravidanza perché può causare aborto e problemi al bimbo. In caso di nefropatie ed insufficienza renale, alte dosi di escina possono dare problemi ai reni.

L’ippocastano in breve

Per approfondire

  • https://www.floraitaliae.actaplantarum.org/viewtopic.php?t=181
  • https://www.treccani.it/enciclopedia/ippocastano/
  • F. Firenzuoli, Interazioni tra erbe, alimenti e farmaci, II ed., 2008, Milano, Tecniche Nuove
  • Luca Gallelli, Escin: a review of its anti-edematous, antiinflammatory, and venotonic properties, Drug Design, Development and Therapy 2019:13 3425–3437

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