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Aloe, la pianta che viaggiò dall’Egitto alle Americhe

L’aloe è una delle piante più commercializzate e chiacchierate negli ultimi anni. È presente in acque, succhi, alimenti di ogni tipo e viene celebrata come una pianta miracolosa, capace di curare ogni male. Ma è davvero così? Scopriamo insieme tutto quello che c’è da sapere.

Botanica dell’aloe

Aloe vera Mill. è una pianta carnosa appartenente alla famiglia delle Aloaceae, che comprende più di 500 specie. Si tratta di una pianta perenne, con un fusto generalmente corto, che raggiunge i 2-3 metri solo nelle varietà arborescenti. Le foglie sono disposte a rosetta, carnose, lunghe 40-60cm, a forma di lancia allungata e con margine dentato. Presentano una cuticola molto spessa, che avvolge un abbondante parenchima acquifero interno. L’infiorescenza è un racemo, che si innalza al centro delle foglie su un asse ingrossato. I fiori sono tubulosi gialli, arancioni o rossi. Il frutto è una capsula loculicida.

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Tavola botanica di Aloe perfoliata, come l’aveva battezzata inizialmente Linneo

Storia dell’aloe

È una pianta originaria della Penisola Arabica, infatti il nome aloe deriva dall’arabo “alloeh”, che significa “sostanza lucida e amara”. Questo è proprio l’aspetto del succo di aloe, che si ricava dalla lavorazione della cuticola. L’uso dell’aloe è antichissimo: le tavolette d’argilla più antiche che ne parlano risalgono circa al 2000 a.C., ritrovate nell’Ottocento a Nippur, nell’attuale Iraq. Ci sono tracce dell’aloe anche nella cultura egizia, citata addirittura nel Papiro Ebers, del 1550 a.C. Principalmente era usata per la cura e l’igiene del corpo, ma anche per la preparazione delle salme nel processo di imbalsamazione.

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In alto a destra c’è una piccola pianta di aloe in questo bassorilievo egizio

È stata descritta con il nome di Aloe vera per la prima volta da Linneo, ma pare che prima di lui ne avesse parlato Philip Miller, botanico scozzese, che descrisse alcuni esemplari rinvenuti nelle isole Barbados, da cui poi il nome Aloe barbadensis. La pianta si è però poi rivelata poi essere la stessa. Infatti, le isole Barbados, nelle Piccole Antille, erano sulla rotta che i Conquistadores usavano per raggiungere l’America nel Cinquecento. I marinai portavano abitualmente alcune piante di aloe durante i viaggi per curare le ferite e come purgante. È probabile che ne abbiano lasciato qualche seme o pianta al loro passaggio. Queste potrebbero essersi adattate perfettamente al clima delle isole fino a diventare nell’arco di un paio di secoli una specie endemica.

Fitocomplesso dell’aloe

L’aloe contiene diverse classi di sostanze a seconda della parte della foglia che stiamo considerando. La cuticola, che viene rimossa per fare il gel, contiene principalmente antrachinoni, che conferiscono una colorazione giallo-bruna ed hanno proprietà purganti.

Questa parte non può più essere utilizzata in Europa a partire dall’aprile 2021, leggi di più nel mio articolo qui.

La parte interna della foglia è costituita da un tessuto molle, quasi trasparente e mucillaginoso. Questa parte è composta per il 99% da acqua, mentre nell’1% rimanente sono concentrati glucomannani, amminoacidi, lipidi, steroli e vitamine.

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I vari strati che compongono la foglie di aloe

Come si usa l’aloe?

Il gel di aloe negli ultimi anni ha riscosso un importante successo mediatico, e ad oggi si trova in numerose preparazioni, anche alimentari. È famosa genericamente perché “fa bene”, ma in che senso?

I polisaccaridi sono utili nella stimolazione del sistema immunitario. Infatti, l’acemannano ha un ruolo protettivo nei confronti del microbiota intestinale, dato che ha un’azione antimicrobica sulle specie putrefattive, e consente così la proliferazione di quelle “buone”. Il gel di aloe vera ha anche dimostrato di avere un’ottima attività antinfiammatoria. Il meccanismo sembra legato all’inibizione della produzione di bradichinina, una sostanza proteica che stimola la reazione infiammatoria. Questa proprietà è molto utile in diversi ambiti:

  • scottature solari
  • irritazioni della pelle (depilazione, abrasione, …)
  • ferite in via di guarigione
  • mucose irritate (dell’esofago nel reflusso, dello stomaco nella gastrite, intestinale nell’IBS)

Per uso topico il gel è molto versatile, e si può usare sulla pelle lesa ed irritata per stimolarne la guarigione, ma anche come idratante. Infatti, è molto usata nella preparazione di gel, pomate e creme sia per il corpo, che per il viso.

Tradizionalmente si usava la cuticola per la preparazione del succo di aloe, una massa scura e lucente dalle forti proprietà purganti per la presenza di antrachinoni, come aloina A e aloina B. Ad oggi l’uso non è più consentito in Europa, e le aziende che vendono prodotti a base di aloe devono utilizzare protocolli che prevedono l’allontanamento di queste sostanze.

Sicurezza

Il gel di aloe è una preparazione sicura, che va evitata solo in caso di allergia, o di uso concomitante con immunosoppressori.

Per approfondire

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